10 film sull'immigrazione!

cinema e immigrazioneQuante volte il cinema ha parlato di immigrazione? Tante, tantissime. Noi abbiamo scelto nove film da consigliarvi e raccontarvi brevemente, e come al solito il decimo lo lasciamo a voi, suggeriteci il vostro film preferito!

Terraferma (Regia di Emanuele Crialese, 2011) - Una storia che racconta dell'incontro tra gli abitanti di un'isola italiana e un gruppo di clandestini. Emanuele Crialese ha conquistato il Festival di Venezia con un racconto forte sulla distanza tra le leggi dell'uomo e le leggi del mare.

London River (Regia di Rachid Bouchareb, 2009) - In una Londra sconvolta dagli attentati terroristici del 7 luglio 2005 due genitori, uno proveniente dall'Africa e l'altra dalle campagne inglesi, cercano i rispettivi figli, in un cammino che li porterà a confrontarsi e a doversi capire e conoscere, uniti dal dramma comune.

A Day without a Mexican (Regia di Sergio Arau, 2004) - Cosa succederebbe in California se da un giorno all'altro sparissero tutti gli immigrati messicani? Lo racconta Sergio Arau in questo surreale film realizzato come un documentario, che racconta le reazioni di vari personaggi di fronte all'avvenimento. La pellicola ha ispirato il film Cose dell'Altro Mondo di Francesco patierno.

Miracolo a Le Havre (Regia di Aki Kaurismaki, 2011) - Marcel fa il lustrascarpe a Le Havre, città portuale della Francia. La malattia dell'amata Arletty e lil desiderio di proteggere e aiutare un bambino immigrato clandestinamente nella città spingeranno l'anziano a cercare aiuto nell'unico modo possibile: tra i disperati e gli esclusi dalla società che abitano il proprio quartiere. Una favola surreale e gentile sul valore dell'uomo e degli uomini.

Terra di Mezzo (Regia di Matteo Garrone, 1996) - Tre episodi, tre storie che trattano l'immigrazione da un paese diverso. Del primo episodio, Silouhette, sono protagoniste alcune prostitute nigeriane che abitano alla periferia di Roma. Il secondo episodio, dal titolo Euglen & Gertian, racconta la storia due ragazzi albanesi. Il terzo, dal titolo Self Service racconta la doppia vita di un uomo egiziano che lavora abusivamente presso un distributore di benzina.

District 9 (Regia di Neill Blomkamp, 2009) - Un'astronave aliena giunge in avaria in Sudafrica, piena di alieni ridotti in condizioni orribili per il lungo viaggio. Inizialmente gli esseri vengono accolti dalla popolazione, ma in breve tempo la popolazione autoctona inizia a vedere male i visitatori, che vengono costretti a vivere in condizioni di apartheid nel distretto 9 del titolo. Tra correttezza politica e paura del diverso, la fantascienza diventa ancora una volta metafora della realtà.

Il tempo dei Gitani (Regia di Emir Kusturica, 1988) - Il film racconta la storia di un drammatico viaggio che porta un giovane gitano, Perhan, dalla Jugoslavia a una Milano violenta nelle mani della piccola criminalità. Uno sguardo forte, spietato e originale al difficile tema della clandestinità e del traffico di esseri umani.

La paura mangia l'Anima (Regia di Rainer Werner Fassbinder, 1974) - Emmi è un'anziana donna delle pulizie che si innamora di Alì, giovane immigrato marocchino di vent'anni più giovane, suscitando lo scandalo del vicinato e dei parenti. Contro il volere dei figli, Emmi decide si sposare Alì e i due partono per il viaggio di nozze. Al rientro, però, qualcosa è cambiato. Tutti si mostrano scostanti ed evitano la coppia tranne le vicine, attratte dall’uomo di colore. Dopo Il Fabbricante di Gattini Fassbinder torna sul tema della borghesia e dell'atteggiamento nei confronti del diverso.

Zora la Vampira (Regia dei Manetti Bros, 2000) - Finiamo l'excursus con un film entrato negli annali del trash. Il Conte Dracula, colpito da un episodio di Carramba che Sorpresa decide di abbandonare la natìa Transilvania per venire in Italia. Qui tuttavia il re dei vampiri verrà trattato come un qualunque immigrato, costretto a vivere in un centro sociale e a lottare per un permesso di soggiorno.

Quali sono i film imperdibili sul tema dell'immigrazione? Quali i vostri preferiti? Consigliateceli!

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Gio, 09/02/2012 - 19:03 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Quando la musica italiana racconta l'immigrazione

musica immigrazioneQuello dell'immigrazione è uno dei temi principali del nuovo disco del Teatro degli Orrori, dal titolo di Mondo Nuovo; quali altri artisti hanno affrontato la questione in musica? Scopriamolo!

Quanto si parla di immigrazione in musica? E soprattutto quanto se ne parla nella musica italiana? Il tema, a metà tra l'attualità e un romantico immaginario, è da sempre molto sentito da tantissimi artisti. Ultimi in ordine cronologico sono Il Teatro degli Orrori, che con il loro "Mondo Nuovo" uscito a fine gennaio hanno creato un intero concept album sul tema dell'immigrazione in Italia, ma gli esempi illustri non mancano. 

Se è vero che l'arte prende spunto dalla vita, è naturale che le prime note italiane sul tema del viaggio siano state quelle legate all'emigrazione. Troppo spesso tanti cittadini italiani dimenticano infatti che la nostra storia è quella di un popolo che sa bene cosa significa lasciarsi alle spalle gli affetti e il paese natìo alla ricerca di fortuna o semplice sopravvivenza. Tra i testi più famosi troviamo sicuramente quello di "Mamma mia dammi 100 lire", che riesce a raccontare tutta la voglia di partire di un giovane, l'apprensione di una madre e i pericoli di un viaggio per mare lungo e tutt'altro che sicuro ( "pena giunti in alto mare / il bastimento si ribaltò" ), non dissimile da quello che tanti affrontano oggi. Vero e proprio inno del migrante italiano diventerà però nel 1919 Santa Lucia luntana. Nel corso degli anni successivi in Italia cambia l'immagine e la destinazione dei migranti, che vanno dal meridione al settentrione prima, e poi all'avventura nel periodo del colonialismo.

L'entusiasmo però dura poco, così come l'avventura coloniale, e da "Faccetta Nera" si torna presto ai temi della difficoltà è della durezza della vita lontano da casa, un tema che verrà ripreso dalla musica italiana anche negli anni '70. Due su tutti? La celeberrima "Che Sarà", dei Ricchi e Poveri; e "Montagne verdi", interpretata da Marcella Bella. Alla fine del decennio però i tempi iniziano a cambiare e se in tanti continuano a partire dall'Italia, a questi iniziano a mescolarsi anche immigrati e stranieri provenienti da altri paesi. E' il caso del "collega spagnolo" cantato da Francesco de Gregori in "Pablo", scritta in collaborazione con Lucio Dalla, che racconta il lavoro in Svizzera, meta di italiani e migranti. E' il 1974, pochi anni dopo l'Italia diventerà un paese ricco e per un decennio sarà troppo preso dal proprio benessere per guardarsi troppo intorno. L'immigrazione torna nella canzone popolare intorno alla fine degli anni '80, con gli sbarchi prima dall'Africa e poi, nel 1991, dall'Albania.

Nel 1987 è ancora de Gregori ad accorgersi del fenomeno, che canta il "Nero", che arriva dalla "periferia del mondo" ed è "incatenato a un treno da un foglio di via". L'anno degli sbarchi albanesi, nel '91 è la volta di Pino Daniele con "O' Scarrafone", che mescola i vecchi temi della canzone delle migrazioni interne ("Accidenti a questa nebbia te set adre a laurà questa Lega è una vergogna") a quelli della nuova migrazione, quella rappresentata dagli "scarrafoni" del titolo ("E se hai la pelle nera amico guardati la schiena io son stato marocchino me l'han detto da bambino viva viva 'o Senegal"). Pochi anni dopo anche i migranti albanesi entreranno a far parte del patrimonio collettivo musicale italiano, con "Barcarola Albanese" che Samuele Bersani inserisce nell'album "Freak": l'Italia è ufficialmente passata da essere un luogo da cui fuggire all'essere un punto di approdo per tanti in cerca di una vita migliore.

Nei primi anni '90 la figura del migrante diventa diffusissima nella musica italiana, diventando figura di riferimento della scena musicale di stampo sociale, come nel caso (per citarne solo alcuni) dei Modena City Ramblers con "Ahmed l'ambulante" (1994), di Bisca e i 99 Posse con "Tammurriata del Lavoro Nero" (1994) e della Banda Bassotti con "La Rotta degli Schiavi". Caso a parte è invece "In Viaggio", firmata dai C.S.I. di Giovanni Lindo Ferretti, per cui la migrazione diventa paradigma del viaggio, in un carosello dell'umanità che mette in moto i viandanti e i perdenti, più adatti ai mutamenti; è il 1998 e nell'arco di un altro decennio l'immigrazione in musica diventa quella della storia personale di ognuno, come appunto nel caso del "Mondo Nuovo" di cui parlavamo in apertura, in cui ogni brano racconta in modo più o meno velato una storia di viaggio e di vita, intarsiata con tante altre simili e diverse.

Quali canzoni abbiamo tralasciato o dimenticato? Quali sono le vostre preferite?

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Habibi, innamorarsi in Egitto e non solo!

habibiA quante persone è capitato di innamorarsi di qualcuno che proviene da un altro paese e che ha cultura, tradizioni, esperienze diverse dalle proprie? Abbiamo chiesto a Laura Pierli, amministratrice e fondatrice del forum Habibi, dedicato ai rapporti sentimentali tra italiane ed egiziani.

In una relazione di coppia non sempre è facile imparare a convivere, a incontrarsi e a capire le necessità l'uno dell'altro. Questo è altrettanto vero nel caso in cui i due partner provengano da paesi e culture diversi come l'Italia e l'Egitto. Nel 2006 nasce il forum Habibi, con lo scopo di diventare un punto di incontro per tutte le donne italiane che vivono una relazione con un uomo egiziano, per poter discutere e scambiarsi opinioni e consigli. In 6 anni Habibi si è popolato di una vasta community e si prepara ad aprire le proprie porte a tutti gli italiani e le italiane che abbiano una relazione sentimentale con un partner straniero. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Laura Pierli fondatrice e amministratrice del sito, . 

 
Parlaci di te e raccontaci quando e perchè nasce Habibi?
 
Io sono Laura Pierli, lavoro in Telecom e mi sto laureando in media, comunicazione e pubblicitàHabibi nasce nel 2006, per rispondere a una necessità mia e di tante altre ragazze in Italia. Allora avevo conosciuto in Egitto quello che sarebbe poi diventato mio marito e volevo avere un punto di riferimento per confrontarmi con chi stava vivendo o aveva vissuto la stessa esperienza, quella di una relazione con un uomo proveniente da una cultura molto diversa da quella italiana. Allora non c'era nessun luogo sul web dove poter parlare e scambiarsi consigli, così ho creato il forum di Habibi e nel corso di 6 mesi circa si è venuta a creare una piccola community con un vero e proprio staff che modera e segue il forum.
 
Chi frequenta il forum? Sono solo donne o anche uomini? 
 
Ovviamente in primo luogo lo staff di cui ti parlavo: l'Architetto Giulia Fontanari, amministratrice e grafico del forum nonchè Loredana Roscetti, Irene Marzona, Sabrina Matta ed Elisa Zampieri, che si occupano della moderazione del forum e provvedono al suo aggiornamento costante dall'Italia e direttamente dall'Egitto. La community di Habibi è composta principalmente da donne. Nel corso della storia del forum gli uomini si sono un po' contati sulle dita di una mano...Il motivo è che forse un uomo è sempre un po' più restìo ad aprirsi o raccontarsi. Uno degli uomini che hanno frequentato il nostro forum è Alessandro Babini, che poi ha scritto un libro sulla propria esperienza e sulla propria storia, dal titolo "La mia ragazza del Cairo".
 
Quanto è difficile per un'italiana adattarsi alla cultura e alla vita egiziana?
 
Dipende. Innanzitutto va considerato che l'Egitto è, in un certo senso, ancora arretrato di 20 anni rispetto all'Italia. La società è fortemente divisa tra chi è ricco e chi povero, e non ci sono le mezze misure. Il mio impatto è stato abbastanza positivo, ma dipende davvero molto dalla situazione e dalla famiglia della persona con cui stai. Nel caso dei miei suoceri si trattava di una famiglia aperta che mi ha accolto bene, ma non sempre è così; esistono molti casi in cui la famiglia di lui non accetta una persona di cultura e religione differente, dipende tanto dall'apertura mentale, da quanto si è attaccati alle tradizioni....
 
E viceversa come è stato per tuo marito l'impatto con la vita in Italia?
 
Per lui non è stato troppo difficile. Quando ci siamo sposati era abbastanza chiaro che io non sarei mai andata a vivere al Cairo e quindi l'ho un costretto a fare i bagagli e venire con me! Lui lì lavorava nel campo della pubblicità radiofonica, aveva un buon lavoro e una buona esperienza che erano anche professionalmente vendibili. Ha imparato l'italiano velocemente e bene nel corso delle prime esperienze lavorative nelle cucine dei ristoranti e tutto sommato non ha avuto grandi problemi ad adattarsi. Non è lo stesso per altri, ci sono miei amici che all'arrivo in Italia hanno avuto problemi, sia per la lingua che per motivi religiosi. Ti basti pensare, al cibo, ad esempio. Non sempre è facile trovare in Italia carne halal, o al fatto che per un musulmano è d'obbligo pregare in cinque momenti differenti della giornata, e se lì in Egitto questo è ovviamente contemplato nella giornata lavorativa ed esistono pause apposite, qui non è lo stesso. Tanti alla fine magari non ce la fanno e decidono di tornare indietro.
 
Nel tuo caso la storia continua qui in Italia dopo il matrimonio, ma il "lieto fine" è la norma oppure l'eccezione?
 
Diciamo che la gran parte delle relazioni delle utenti di Habibi a un certo punto finiscono, sia per la difficoltà nel mantenere un rapporto tra culture così diverse, sia perchè a volte non è detto che ci sia l'intenzione di trovare la storia della vita. Bisogna considerare anche la barriera linguistica, per cui se non parlano entrambi inglese o se uno non parla la lingua dell'altro non c'è modo di parlarsi, ed esistono coppie in cui i due membri proprio non si parlano! Esistono tante situazioni, da quelle serie alla storia di pochi giorni. Poi può anche capitare che uno dei due non dia alla relazione la stessa importanza dell'altro. Come si sa ci sono donne che vanno in Egitto per divertirsi e uomini per cui farle divertire è un lavoro. Insomma, ogni relazione fa un po' specie a sè, ma non sono molte quelle che proseguono nel tempo.
 
Cosa è cambiato in Egitto dopo la "primavera araba" e le proteste in piazza?
 
Molto, moltissimo: quella che si era venuta a creare con Mubarak era una situazione difficile da sostenere per tutti, ma ora per molti versi è peggio di prima. Il Cairo ha perso moltissime attività legate al turismo e moltissimi turisti, il che significa che in tanti si sono ritrovati da un momento all'altro senza lavoro. In più esistono rischi e pericoli che prima non esistevano: qualche anno fa erano impensabili furti e rapine e oggi invece leggo che in tante sul forum riportano fatti simili, ed esistono posti, come piazza Tahrir o il Museo del Cairo dove non si può più andare. 
 
Come viene vissuta la situazione dagli egiziani all'estero?
 
Non è facile. Mio marito parla con la famiglia, e spesso per non farlo preoccupare i suoi parenti minimizzano quello che è successo, ma la situazione è abbastanza tesa e continuerà a esserlo per parecchio tempo. Bisognerà vedere quali saranno gli sviluppi, ma non credo che si arriverà alla stabilità prima di almeno 6 mesi.
 
Qual è il futuro di Habibi?
 
Adesso Habibi e la sua community si stanno allargando per poter diventare un punto di riferimento per tutte le coppie miste. In Italia ci sono sempre più persone che hanno un partner straniero e quindi ci stiamo attrezzando e allargando per diventare un punto di riferimento per tutti coloro che vivono relazioni con qualcuno che non è italiano. Ma ovviamente la nostra "responsabilità" non finisce qui. L'età delle nostre utenti è variegata, dalla ragazzina di 18-19 anni a donne over 50, anche se nella media prevalgono le trentenni. Il nostro obiettivo non è quello di alimentare false illusioni o speranze esclusivamente perchè abbiamo in comune un compagno straniero, ma quello di cercare di riportare le visitatrici con i piedi per terra e di invogliarle a conoscere attraverso il forum o mediante un buon libro, il Paese di origine, l'Islam, gli usi ed i costumi delle famiglie dell'uomo che in quel momento fa battere il loro cuore.

Voi dello staff del forum sentite quindi una responsabilità nei confronti delle vostre utenti?

Certamente: è sbagliato scoraggiare solo perchè innamorarsi di un italiano apparentemente sarebbe più facile, ma è anche doveroso e istruttivo portare l'attenzione su aspetti spesso sottovalutati perchè accecati dall'amore del momento. Già di per sè il matrimonio, il creare una famiglia, l'aumento delle responsabilità, l'arrivo di un figlio generano gioie ma anche difficoltà di gestione familiare ed economiche causa di incomprensioni o discussioni; figuriamoci se prima di sposarsi non si sono scambiati pareri sul tipo di matrimonio, sull'educazione religiosa di ipotetici figli e la loro alimentazione nonchè il contesto in cui farli crescere. E' sempre necessario anche parlare della posizione professionale della donna, che in Italia ha una sua vita divisa tra casa, lavoro, amici. Non che obbligatoriamente questo atteggiamento debba essere propedeutico per un vita intera assieme visto che i matrimoni finiscono anche nelle migliori famiglie, ma dobbiamo sperare che aiuti a far sì che tanti casi di sottomissione e violenza sulle donne nonchè di sottrazione di minore vengano sempre meno attribuiti obbligatoriamente all'uomo musulmano e alle coppie miste.

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Navigare sicuri, dialogo fra generazioni nel Safer Internet Day

Safer Internet DayNavigare Sicuri di Telecom Italia dà il suo contributo al confronto generazionale sul tema della sicurezza online il 7 febbraio, in occasione del Safer Internet Day 2012.

Nasce un’alleanza tra 50 associazioni, aziende, istituzioni per garantire un uso sicuro di internet da parte dei minori in Italia. Alla presenza del Presidente della Camera Fini, nel corso dell’incontro verrà presentata "L'Agenda strategica per la promozione dei diritti online dei minori" del Comitato Consultivo del Centro Giovani Online, coordinato da Save the Children e Adiconsum, e alcuni dati sul fenomeno.

Interverranno Paolo Peluffo (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), Franco Bernabè (Chairman GSM Association), Luc Delany (Facebook European Policy Manager), Pietro Giordano (Segretario Generale Adiconsum), Giovanna Mascheroni (EU Kids Online), Angela Nava (Comitato Consultivo del Centro Giovani Online), Valerio Neri (Direttore Generale Save the Children Italia).

La giornata è dedicata al tema del rapporto tra le generazioni: secondo una nuova ricerca è forte l’attenzione di molti genitori, con il 63% che suggerisce ai figli come comportarsi online, ma il 39% dei ragazzi rivela di non tenere conto dei loro consigli quando naviga su internet. Inoltre il 13% di padri e madri italiani non dialoga affatto con i figli rispetto a ciò che fanno in rete.

Nell'iniziativa Safer Internet Day sono state coinvolte oltre 1.200 scuole in tutta Italia.

"Insieme. Più connessi. Più sicuri." È questo lo slogan della giornata sulla sicurezza on line - il Safer Internet Day - che si celebra il 7 febbraio in tutta Europa e che pone l’accento sulla comunicazione fra generazioni.

“Internet è un luogo irrinunciabile della quotidianità dei ragazzi, dove sperimentano l’amicizia, le relazioni sociali, le informazioni e in qualche modo anche la sessualità, esponendosi però a gravi e reali rischi”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Il dato registrato dalla ricerca circa l’impegno dei genitori italiani di essere accanto ai propri figli nell’uso di internet ma anche la consapevolezza di un 13% di madri e padri che non hanno alcun dialogo con i figli su questo argomento, ci incoraggia nel proseguire le attività che da anni ci vedono impegnati. Così, per aiutare i genitori in questo nuovo ruolo, con Adiconsum abbiamo dato vita a un comitato di 50 organizzazioni, tra cui istituzioni, società scientifiche, media, e le più importanti industrie ICT (Information and Communication Technologies) e di telefonia mobile. 
L'intento comune è di definire regole e prassi per garantire una maggiore tutela dei minori on line.”

“Comunicazione fra genitori e figli ma più in generale fra il mondo adulto e quello degli adolescenti e dei bambini rispetto all’uso di Internet e alle opportunità e rischi che presenta”, commenta a sua volta Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum. "Fondamentaleìi sono la comunicazione e il dialogo per giungere a una mediazione attiva piuttosto che al ricorso a interventi restrittivi da parte dei genitori. Adiconsum insieme a Save the Children opera da anni per promuovere un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie stimolando il dialogo e la comunicazione fra minori e adulti”.

“Nessuno singolarmente possiede tutte le competenze e gli strumenti necessari per la tutela di bambini e adolescenti online, per questo la realizzazione di un ambiente sicuro per i minori non può che essere una responsabilità condivisa”, commenta Angela Nava, Portavoce del Comitato Consultivo del Centro Giovani Online. “50 organizzazioni non profit e profit hanno deciso di lavorare insieme e hanno redatto un’Agenda strategica per la promozione dei diritti online dei minori. Il Comitato lavorerà affinché: il tema della tutela online degli utenti più giovani occupi un posto centrale nel dibattito pubblico; agli aspetti legati alla tutela giuridica, si affianchino riflessioni e prospettive educative, rivolte a tutti gli attori coinvolti; i genitori e gli insegnanti siano adeguatamente sensibilizzati e formati sul tema della tutela online in modo da poter comunicare e interagire su questi temi con i loro figli e studenti; i diretti protagonisti, bambini e adolescenti, possano beneficiare di una maggiore consapevolezza nell’utilizzo sicuro e positivo dei Nuovi Media e sia possibile garantire loro il diritto a prendere parte ai processi decisionali in merito”.

Sono inoltre più di 1.200 le scuole che, su invito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno deciso di aderire alla Giornata organizzando iniziative di confronto e di sensibilizzazione con i ragazzi.

Ed ecco lo spot realizzato da Navigare Sicuri in occasione del Safer Internet Day “Insieme. Più connessi. Più sicuri”.

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Emergenza freddo: soccorsi ai clochard in tutte le città

NeveIn tutta Europa un'ondata di freddo (che in Italia non si vedeva dal 1985) ha messo in ginocchio paesi e città.

Le persone più in pericolo sono quelle che anche durante l'anno in genere hanno bisogno di assistenza, ovvero gli anziani e i clochard.
Molti senzatetto si accampano nei pressi delle stazioni o nei parchi, mentre i più fortunati riescono a ottenere un letto in un dormitorio e una doccia calda.
Aiutati dai volontari che distribuiscono bevande calde e coperte, nei mesi più freddi rischiano maggiormente la salute se non la vita.
In questo periodo di emergenza freddo, nelle maggiori città d'Italia si sta facendo il più possibile per improvvisare ripari oltre a quelli forniti dai centri di accoglienza, sfruttando le banchine e i mezzanini di metró e stazioni o le palestre e, si spera, le chiese. I gruppi di volontariato, la Protezione Civile, la Croce Rossa e molti altri enti umanitari si fanno in quattro per soccorrere i senzatetto in difficoltà, anche grazie alle numerose e utili segnalazioni telefoniche dei cittadini.
Questo tuttavia non è sufficiente a evitare le vittime del freddo, e infatti alcuni sono già morti per assideramento.

Durante la scorsa settimana abbiamo invitato i nostri amici di Facebook a rispondere a un sondaggio, chiedendo loro di mettersi nei panni di un senza tetto: qual è la cosa di cui si ha più bisogno in una situazione di emergenza freddo?
Di 56 partecipanti, 26 di loro avrebbero scelto un riparo sicuro, più che coperte e vestiti, un numero di telefono di assistenza o una doccia calda.
Secondo altri, metropolitane e stazioni non sono posti cui una persona possa anelare, in quanto la dignità consiste in altro: anche se senza una casa, un lavoro, una vita facile e felice, è necessario tutelarne la salvaguardia e l'onore. Un dormitorio, uno spazio dove sia rispettata la privacy, che sia pulito e tenuto bene, insomma, dove potersi riposare degnamente.
E soprattutto serve "uno Stato decente, perché le metropolitane non sono fatte per pulire la nostra coscienza". Ovviamente no, ma l'idea delle metropolitane questa volta non è il solito "meglio che niente": è un piccolo gesto in più, un tentativo di aiutare chi è in difficoltà, anche considerando la diffidenza che molti di loro possono avere, in particolare i clochard senza permesso di soggiorno.
Ma il freddo mette tutti sullo stesso piano, e le amministrazioni cittadine e i cittadini stessi hanno il dovere civile e morale contribuire a fronteggiare questa situazione.
I disagi si sono fatti sentire anche per chi non ha problemi di casa, bensì di spostamenti: numerosi i voli cancellati, le linee ferroviarie intoppate, le strade lastricate di ghiaccio a causa della caduta repentina delle temperature, dopo le nevicate.

Su Twitter, intanto, la hashtag #pianoantifreddo è servita finora a Milano a diffondere i numeri verdi per segnalare i clochard senza un riparo, e a comunicare le disponibilità di posti letto o spazi aperti per accogliere i bisognosi. Si spera che nei prossimi giorni la situazione sarà più sostenibile, e che questo serva da lezione per non essere impreparati il prossimo inverno.

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Foto: Flickr



Stranieri e lavoro: il prezzo della sostituzione

stranieri e lavoroI lavoratori stranieri in Italia raccontati da una nuova indagine della Fondazione Leone Moressa, che risponde ancora una volta alla domanda: ma gli stranieri rubano il lavoro agli italiani?

Sostituiscono gli italiani che escono dal paese, trovano lavoro più facilmente e più vicino a casa, spesso con contratti più stabili dei lavoratori italiani, ma ricevono stipendi più bassi e svolgono professioni più usuranti. Questa è una delle conclusioni del nuovo studio della Fondazione Leone Moressa, dal titolo "L'occupazione straniera: esiste un effetto sostituzione? La presenza straniera nelle settori di attività e nelle professioni", pubblicato il 6 febbraio 2012.

Nella ricerca, che prende in esame dati che vanno dal 2007 al 2011, si vede come in Italia sia in atto una sorta di "effetto sostituzione", per cui sempre più spesso i posti di lavoro lasciati dagli italiani vengono occupati da stranieri, in particolar modo in alcuni settori professionali. Si tratta principalmente di servizi sociali e alla persona (in cui si concentra il 24,7% del totale dell’occupazione straniera), costruzioni (16,7%) e manifattura (19,4%). Il primo dato che salta agli occhi tuttavia è quello che conferma un sentire comune già abbastanza diffuso nel paese, cioè che gli immigrati in Italia occupino settori lavorativi di bassa fascia e sempre più spesso "snobbati" dai lavoratori autoctoni.

Non tutti i "mestieri" sono uguali, però, e la disponibilità di posti varia da categoria a categoria. Per le categorie legate alla ristorazione, come cuochi e baristi o nel caso dei lavori non qualificati legati all'industria, si parla di over sostituzione, che avviene quando il numero degli stranieri che cercano occupazione in un ambito è superiore ai posti lasciati dai colleghi italiani. Secondo la Fondazione è invece perfetta la sostituzione per quanto riguarda venditori ambulanti e pittori, mentre per quanto riguarda i settori di vendita al pubblico, così come quello della manovalanza edile la sostituzione risulta parziale, non venendo pienamente incontro alle necessità del mercato.

I dati sull'occupazione risultano particolarmente importanti se confrontati con quelli degli anni passati, in cui si vede una crescita degli stranieri occupati da 1.502.419 unità a 2.081.282 unità, pari al 38,5% da confrontarsi con una diminuzione del 4,3% degli occupati italiani. Il dato va legato ad altre recenti ricerche, che dimostrano come mediamente uno straniero in Italia riceva uno stipendio minore, a parità di mansione, di un lavoratore italiano di circa 70 euro.

Il quadro della situazione non sembra essere particolarmente confortante nè per i lavoratori italiani, per cui il rischio è quello di avere maggiore difficoltà a trovare impiego, nè per i lavoratori stranieri, costretti dalla situazione ad accettare retribuzioni più basse e condizioni più usuranti. Una situazione del genere, soprattutto dato il periodo di crisi, rischia veramente di diventare il terreno di coltura di una vera e propria "guerra tra poveri" in cui ognuna delle categorie potrebbe sentirsi giustificata a provare rancore e antipatia nei confronti dell'altra. 

Avete una storia da raccontare? Una situazione da denunciare? Un'opinione da esprimere?

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Lun, 06/02/2012 - 14:34 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Mario Monti, Matrix e la legge di cittadinanza

mario montiQuali sono le priorità di un governo? Lo ha raccontato il Presidente del Consiglio Mario Monti il primo febbraio nella trasmissione Matrix: la buona notizia? La legge sulla cittadinanza è considerata importante dal governo tecnico. Quella cattiva? Non è cosa su cui si possa deliberare ora.

Non sono semplici i compiti di un governo, specialmente dll'attuale governo italiano, formato dai tecnici e chiamato improvvisamente a fare quanto possibile per aiutare un paese in crisi. Per questo motivo, nonostante la voglia di fare un po' di più e nonostante alcune opinioni personali, condivise dal mondo della politica e dalla società, non tutto si può fare.

E' questo il caso della legge sulla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, una delle norme su cui in questo periodo si è alzato un grande dibattito a cui hanno partecipato tantissimi cittadini, politici e associazioni. A dire l'ultima è stato ieri proprio il Presidente del Consiglio Mario Monti, che intervistato nel programma Matrix Alessio Vinci ha confermato che la legge sulla cittadinanza non è compito nè priorità del suo entourage.

"Questo governo ha compiti limitati e difficilissimi: rendere l'Italia migliore e piu' attraente a tutti" ha spiegato il premier, specificando quanto la questione dello ius soli sia un terreno minato, capace di far perdere il prezioso appoggio delle parti politiche che hanno reso possibile il governo tecnico. "Svolgiamo questi compiti osservando una distanza di rispetto dai partiti perche' ci sono temi importanti che non sono il cuore del mandato ricevuto".

"Io ho opinioni personali - ha aggiunto Monti - ma non le considero parti della missione di governo. La cittadinanza, la bioetica, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, sono questioni che devono essere sciolte e dipanate dalle forze politiche". Secondo il presidente del Consiglio, "se, per soddisfare le coscienze dei membri del governo, entrassimo nell'agone del dibattito renderemmo piu' difficile l'appoggio di larga parte del Parlamento ai nostri sforzi".

Niente legge sulla cittadinanza, insomma, almeno per ora, nonostante in tutta Italia tante associazioni si stiano mobilitando ormai da tempo per cambiare il vecchio ius sanguinis (per cui un bambino assume automaticamente la cittadinanza dei genitori) in uno ius soli, che porterebbe i nati in territorio italiano a essere a tutti gli effetti cittadini del paese. Particolare valore ha in questo senso il lavoro di tutti coloro che stanno aderendo alla campagna L'Italia sono anch'io, vero e proprio bacino di raccolta in cui confluiscono rappresentanti dei partiti, giovani di seconda generazione, associazioni e privati cittadini favorevoli alla cittadinanza. 

Insomma pare proprio che, almeno per ora, questa cittadinanza non s'abbia da fare; rimane tuttavia un dato da prendere in seria considerazione: la volontà popolare, che lontana da alcune politiche sembra invece unita nel voler considerare i "nuovi italiani" italiani di nome e di fatto.

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A Roma la Virgen de la Candelaria ricorda l'importanza dell'identità

virgenQualche candela, una messa recitata con un misto di lingua italiana e lingua latina e un pensiero speciale rivolto alla Madonna protettrice delle isole Canarie: così in una piccola parrocchia alla periferia di Roma si festeggia la Candelora, la celebrazione liturgica che ricorda la presentazione di Gesù al Tempio 40 giorni dopo la nascita, ma non solo.

A Roma il 2 febbraio fa freddo, cade una pioggia leggera, accompagnata da un cielo grigio che promette di farla diventare presto neve. Nulla di paragonabile al clima delle Canarie, che in questo periodo dell'anno è caldo e assolato, con qualche improvvisa precipitazione a rinfrescare chi si trovi lì. Il paragone non è casuale, perchè proprio oggi lì e in tutta l'America Latina si festeggia la Virgen de la Candelaria, la Madonna nera che si dice sia apparsa nel 1392 nelle Isole Canarie, venendone proclamata circa duecento anni dopo la protettrice.

Ogni anno il 2 febbraio e il 15 agosto la statua è protagonista di una processione molto sentita dalla popolazione locale; una festa che va avanti fino a tarda sera diventando un momento importante di unione e condivisione. Lontano dalle isole e dalla quotidianeità di tradizioni centenarie rimangono solo i simboli, quelli che si riempiono di significato in una parrocchia di periferia. Per trasformare una uggiosa giornata romana in un momento di festa basta una candela, immancabile elemento legato all'icona e all'occasione (la candelora nella tradizione cristiana è da sempre la "festa delle luci") e una comunità latina che, seppur lontana chilometri dai paesi natii, non vuole abbandonare le proprie tradizioni.

In un momento la voce del parroco inizia a parlare un fluente spagnolo, raccontando di come sia bello anche per lui poter "celebrare così lontano da casa occasioni e momenti della fede che qui forse possono sembrare esotici" ma che sono tanto più importanti per le comunità straniere in quanto "motivi per ricordare chi siamo, da dove veniamo, qual è una parte importante della nostra identità che è dentro di noi sempre, indipendentemente dal luogo dove ci troviamo". E' una lezione importante per chiunque, italiani e stranieri, e soprattutto per i ragazzi, che in un mondo che non è pienamente il loro, ma neanche quello dei propri genitori, possono avere difficoltà a trovare se stessi e le proprie radici.

In un attimo un vento caldo soffia nella chiesa e sui volti dei tanti membri della comunità latinoamericana di Roma qui raccolti; e fuori dalle porte non è una giornata uggiosa, ma soleggiata e piacevole, di quelle che vedi nelle Canarie, e in America Latina.

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Gio, 02/02/2012 - 18:28 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Cinque personaggi famosi di seconda generazione

Cinque nomi per cinque personaggi di seconda generazione che sono famosi in tutto il mondo. Dallo spettacolo alla politica scopriamo le storie di coloro per cui l'essere figli di più culture si è rivelata una marcia in più.

Si parla molto di "seconde generazioni", cioè di tutti quei bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri che convivono con la ricchezza e le difficoltà di una doppia identità culturale: quella delle proprie origini e quella del paese in cui vivono. L'Italia è però un paese in cui la storia delle immigrazioni è ancora giovane e tutta da scrivere, al contrario di quei luoghi che sin dall'inizio del '900 accolgono popolazioni ed etnie straniere, come ad esempio gli Stati Uniti. Vediamo, proprio dagli States (e non solo!), cinque personaggi, conosciuti in tutto il mondo, che possono essere considerati a tutti gli effetti di "seconda generazione"!

5 - John Belushi. Genio, comicità e sregolatezza, Belushi è stato uno degli attori comici più conosciuti e amati dal pubblico in patria e nel mondo. Nato e cresciuto a Chicago, Belushi è figlio di Agnes e Adam Belushi, immigrati provenienti da Qyteze, in Albania. John e i suoi fratelli James, Marian e Billy crescono in seno alla comunità del luogo, legata alla Chiesa Ortodossa Albanese di Wheaton. Belushi raggiunge la fama grazie alla partecipazione prima al National Lampoon Inc e poi al Saturday Night Live, ruoli televisivi e radiofonici che lo portano a recitare nel cinema negli indimenticabili Animal House e The Blues Brothers. John Belushi lascia sin troppo presto il palcoscenico della vita, e il 5 marzo del 1982 viene trovato morto a seguito di un overdose nel cottage dove risiedeva in California. Ancora oggi, a 30 anni dalla sua morte, il ragazzo di Chicago, proveniente dall'Albania, viene considerato uno degli attori più capaci e geniali che la storia della comicità abbia conosciuto.

belushi

4 - Steve Jobs. Stephen Paul Jobs non è un personaggio che abbia bisogno di presentazioni. Conosciuto in tutto il mondo come uno dei più grandi innovatori del modo di vivere e intendere l'elettronica, il fondatore di Apple può essere considerato a tutti gli effetti uno dei più brillanti esponenti delle "seconde generazioni" nel mondo. Nonostante abbia vissuto da sempre con i genitori adottivi Paul Reinholdt Jobs e Clara Jobs, Steve è infatti figlio di una cittadina americana e un immigrato siriano, Joanne Schliebe e Abdulfattah John Jandali. A far sì che il giovane venisse dato in adozione furono i genitori della madre che non vedevano di buon occhio la nascita al di fuori del matrimonio di Steve. Jobs non interruppe però i contatti con i due e chissà forse una parte del genio che ha contraddistinto il fondatore di Apple nasce proprio da una così ricca e variegata eredità culturale.

jobs

3 - Freddie Mercury.  Non sempre è facile accettare le proprie origini, così diverse da quelle degli altri. E' proprio il caso di una delle icone del rock mondiale: Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury, frontman dei Queen. Freddie nasce a Stone Town, la parte vecchia della capitale del protettorato britannico di Zanzibar, in Tanzania, il 5 settembre 1946. E' figlio di Bomi e Jer Bulsara, entrambi di etnia Parsi e provenienti dal Gujarat, stato dell’India occidentale. Farrokh trascorre la sua adolescenza in India, con la nonna e la zia, e poi di nuovo a Zanzibar. Il 1964 è l'anno della fuga dal paese natìo a causa delle rivolte incombenti e dell'arrivo in Inghilterra. Per tutta la sua carriera Freddie Mercury cercherà di tenere lontana la stampa dalla "scoperta" delle proprie origini, sostenendo che fossero "poco compatibili" con la sua immagine. Ciò non toglie che Farrokh Bulsara è stato uno dei più grandi interpreti della storia della musica mondiale.
freddie mercury

2 - Madonna. Ammettiamo di avere un po' imbrogliato, qui, perchè nel caso di Madonna Louise Veronica Ciccone parliamo di una sorta di "terza generazione". Madonna è figlia di Silvio Ciccone, a sua volta figlio di emigrati italiani, provenienti dal paese abruzzese di Pacentro, in provincia de L'Aquila. Per la sua carriera come cantante e protagonista a tutto tondo del mondo dello spettacolo non c'è bisogno di dire nulla, mentre vale la pena ricordare le origini italiane di Madonna, così come quelle di tantissimi personaggi dello spettacolo e della vita mondana di tutto il mondo: noi italiani siamo, da sempre un mondo di migranti e di "seconde generazioni". La storia del paese è infatti costellata da ingressi, influenze di altre culture e viaggi intrapresi dagli italiani per scoprire nuovi mondi e poter vivere in maniera dignitosa. Insomma, se siamo un popolo così ricco almeno un po' forse lo dobbiamo alla voglia e alla necessità di allontanarci da nostro paese e portarci dietro la nostra cultura, esattamente come ogni giorno fanno migliaia di persone che dal mondo vengono in Italia!
madonna

1 - Barack Obama. Come chiudere questo nostro piccolo excursus se non con uno degli uomini più potenti del mondo? Barack Obama, 44° Presidente Eletto degli Stati Uniti d'America è a tutti gli effetti un rappresentante delle seconde generazioni. Barack nasce a Honolulu, Hawaii, da madre del Kansas e padre keniota di etnia Luo. Dal padre, che vedrà una sola volta dopo il divorzio dei genitori, Obama riceve un patrimonio culturale e identitario non semplice da gestire e far proprio, che lo porterà negli anni dell'adolescenza a doversi porre difficili domande sul proprio senso di appartenenza e le proprie origini, questioni fondamentali della vita umana che lo spingeranno con il passare del tempo verso la politica e l'attivismo, prima nel campo delle questioni razziali e poi, in un percorso ancora non concluso, alla politica a 360°. Il viaggio e l'esempio di Barack Obama è fondamentale anche perchè rispecchia, in molti modi, quello percorso da tanti giovani di seconda generazione in tutto il mondo, compresa l'Italia. La politica, l'associazionismo, la voglia di mettersi in discussione, di lavorare concretamente per il paese e per chi si trova nelle proprie stesse condizioni di vita in due "mondi" diversi è infatti un tratto comune per tanti ragazzi di "seconda generazione" su tutto il territorio italiano.

E allora la domanda che nasce spontanea è proprio questa: negli Stati Uniti l'attuale presidente è figlio di un cittadino non statunitense; quanto tempo ci vorrà prima che lo stesso succeda anche da noi?
barack obama

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Le dieci comunità più presenti in Italia

istat immigrazioneQuante e quali sono le comunità straniere presenti e rappresentate nel territorio italiano nel 2011? Ce lo racconta puntualmente l'Istat che come ogni anno fotografa una nazione che cambia e si apre a nuove culture e abitanti.

Quali sono i paesi e le nazioni più rappresentati dall'immigrazione in Italia? Da dove vengono gli stranieri che ogni giorno vivono e lavorano nel paese? Ce lo racconta l'Indagine Demografica ISTAT 2011, con tutti i dati e i numeri della presenza straniera in Italia. L'indagine si basa su persone che vivono qui in possesso di regolare Permesso di soggiorno. Secondo il rapporto sono 4.570.317 gli stranieri in Italia, pari a circa il 7,5% della popolazione del paese.

1 - Romania. Rimane salda in testa tra le comunità straniere più presenti in Italia, con 968.576 esponenti in tutto il paese. Anche se il numero è alto si  tratta comunque di un dato in calo, probabilmente perchè è in diminuzione la spinta migratoria che ha coinvolto la Romania nel periodo di entrata del paese nell'Unione Europea del 2007 e dall'entrata in vigore della normativa europea di libera circolazione.

2 - Albania. Al secondo posto per quanto riguarda la presenza in Italia sono gli albanesi, pur se lontani dai numeri raggiunti dalla Romania. In questo momento vivono nel paese 482.767 cittadini provenienti dall'Albania. Si tratta di aumento probabilmente determinato anche dal lavoro che il paese sta facendo per entrare nell'Unione Europea, che ha portato, nel 2010 ad annullare da parte dell'Unione stessa, la necessità del visto per i cittadini albanesi.

3 - Marocco. Nel 2011 erano 452.454 i marocchini in Italia, che si confermano la più forte presenza dal Maghreb su territorio italiano. Un dato che non è cambiato neanche a seguito dei recenti sconvolgimenti nel mondo arabo, che hanno contribuito a un aumento, seppur non troppo rilevante, degli immigrati tunisini e non solo.

4 - Cina. La comunità cinese è la quarta più presente in Italia, con 209.934 membri e un importante tasso di crescita, pari all'89,7% tra il 2005 e il 2011.

5 - Ucraina. Quinto posto per la comunità ucraina, presente con 200.730 membri in Italia. La comunità ucraina, oltre a essere ben rappresentata è anche molto unita e piena di iniziative. Impossibile non menzionare la partecipazione al Natale in Vaticano 2011, con un enorme albero in piazza San Pietro.

Quali sono le altre comunità rappresentate in Italia? Ecco in rapida sequenza paesi di provenienza e dati per i posti dal sesto al decimo.

Filippine (134.164), Moldavia (130.948), India (121.036), Polonia (109.018), e infine Tunisia (106.291).

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Mar, 31/01/2012 - 17:22 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags: