Giocare a calcio col velo? La Fifa dice no
Forse non è fashion come la sciarpetta elastica scaldacollo, portata da alcuni giocatori di calcio in campo e proibita recentemente dall'Ifab (International Football Association Board) perché potrebbe rivelarsi pericolosa. No, l'hijab non è certo lo snood, e qui non si tratta di Premier League, per cui saranno in pochi ad accorgersene e a dire che, forse, il divieto è un po' pretestuoso. Fatto sta che le ragazze della nazionale iraniana di calcio sono lì a piangere per la mancata qualificazione alle Olimpiadi 2012 di Londra, e tutto perché secondo la Fifa anche l'hijab, che le ragazze portano in campo senza avere evidenti problemi di gioco, sarebbe vietato e indossarlo porti dunque a una squalifica. Si arriva dunque alla partita con la Giordania, che serve da qualificazione per la competizione inglese, e la decisione è di annullare il match.
Tutto sarebbe partito da un'obiezione di un arbitro del Bahrain, ma ora la federazione calcio iraniana fa appello al direttore della Fifa Blatter, poiché pare che in altri casi la divisa delle giocatrici sia andata bene e sia stata approvata ufficialmente. Alcuni obiettano che i motivi dell'arbitro siano politici e religiosi, visto che i rapporti tra Iran e Baharein non sono tra i migliori, ma la verità è che esistono campionati, che noi non vediamo nemmeno sui canali satellitari, in cui le giocatrici indossano il velo senza averne troppi fastidi. Pensiamo alla FedCup, ad esempio, in cui le giocatrici dell'Iran erano scese in campo grazie a un velo che copriva i capelli e a una specie di tunica che non le intralciava. O alle ragazze che l'anno scorso, a Cortina, hanno giocato con le nostre italiane e sono scese in campo col velo, in un'atmosfera di assoluta sportività.
Pericolosità? Ci sembra più pericolosa la sciarpetta, in effetti. Per non parlare di certe imbracature e maschere varie che abbiamo visto sui campi nostrani. Pari condizioni? Le ragazze si allenano così, sono abituate a giocare così, dove sarebbe la disparità in campo? Non si tratta di una campagna per l'emancipazione delle donne iraniane, figuriamoci. In quello le ragazze iraniane sono già brave da sole. Ad Amman le atlete sono scese in campo con la divisa della Legea che le copre dalla testa ai piedi, e che ha permesso loro di giocare in altre occasioni. Le foto che stanno facendo il giro del mondo le ritraggono piangenti e addolorate, perché possiamo ben immaginare quanto conti, per loro, avere l'occasione di vivere un'esperienza internazionale come quella delle olimpiadi. Ora si aspetta che la federazione iraniana faccia ricorso, e che una decisione, coerente, venga presa. Perché qui la Fifa deve infatti stabilire anche come vediamo l'hijab: un'imposizione o un'appartenenza culturale? Le ragazze hanno o no la libertà di scendere in campo come pensano sia più consono al loro modo di essere (posto che ciò non offende nessuno né le avvantaggia o svantaggia in campo)?
Foto di IslamizationWatch


