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Umanizziamo l'immigrazione

Umanizziamo immigrazione

Pubblichiamo con grande piacere queste riflessioni sull'integrazione in Italia, scritte dallo scrittore Senegalese Cheikh Tidiane Gaye

Quando prendo la mia penna e mi metto a riflettere sull’integrazione e sull’immigrazione, mi trovo di fronte a grosse difficoltà e nell’imbarazzo. Non so davvero dove iniziare e come spendere il mio inchiostro. Quando penso a cittadini malviventi che sfondano le serrature delle case per derubare i risparmi delle famiglie, mi rammarico e mi viene l’idea di tornare nella mia terra nativa. Mi addoloro di più di fronte a tante donne vittime di stupri, violentate: piaghe ormai incurabili e vite sepolte per sempre, le cui notizie sempre stampate in grassetto in prima pagina dei giornali non fanno che riempire di rabbia la popolazione e sfavorire l’integrazione.
Allo stesso modo, mi rattristo quando la soluzione tarda ad arrivare. I cittadini sono più che mai disperati quando la politica usa il populismo, facendo credere di risolvere così tutti i mali dell’immigrazione, mentre il processo dell’integrazione va a passo d’uomo.
Fermare l’immigrazione clandestina è una condizione sin qua non, ma penso che sia doveroso cominciare ad agire, a proteggere e difendere i cittadini che vivono nel nostro Paese regolarmente. Donne e uomini non italiani, che si alzano presto la mattina, che percorrono le nostre strade in macchina o prendono i nostri autobus, la metropolitana per recarsi al lavoro, che versano i loro contributi all’Inps, che pagano l’Irpef e le tasse; dei cittadini di religioni e di provenienze diverse, ben integrati nel tessuto socio-economico e culturale che si sentono, purtroppo, cittadini di serie B. Credo che se affondasse la “barca”, la nostra cara Italia, nessun cittadino si salverebbe.

Possiamo smettere di guardare nel retrovisore ideologico? Possiamo condividere il libro fondamentale del nostro Stato, che unisce il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest del Paese?

I tempi sono più che maturi per creare il vero melting pot, non sul modello inglese o francese, dove è stato costruito in tanti anni d’assimilazione ma l’integrazione ha fallito; e nemmeno su quello americano, poiché la nostra terra non fu la macchina di commercio della schiavitù. Bisognerebbe abbattere i muri dei pregiudizi e considerare la diversità come ricchezza; costruire un Paese con il contributo di ogni impronta dei suoi cittadini. Tal politica non vuol dire spalancare le porte del Paese agli ignoti o negare la nostra civiltà, ma offrire ai propri cittadini l’opportunità di poter rimboccarsi le maniche per affrontare le sfide del mercato moderno e divenire consapevoli di essere i veri protagonisti del futuro.

Stampo le mie parole nel condizionale poiché il quadro non è ancora idoneo per una società equa, un Paese che utilizza ancora anatemi per chiamare lo straniero. Vorrei una società più accogliente, uno Stato più sociale, un governo più pragmatico nel legiferare, un Paese che si rispecchiasse nei valori e nelle leggi della sua Costituzione, un popolo con medesimo denominatore comune: amare, accogliere e rispettare diritti e doveri. Non voglio delle gabbie nelle scuole, luogo per eccellenza della conoscenza e del sapere, non vorrei che lo straniero si sentisse emarginato ed escluso; non vorrei che la badante fosse sfruttata e considerata come schiava; non vorrei che lo straniero diventasse solo un marciapiede per la forza lavoro. In una società civile le minoranze devono essere protette e non umiliate. Non vorrei però che il cittadino cancellasse i simboli o negasse la cultura del Paese che lo ospita.
Diritti e doveri sono due binomi, pilastri non solo della nostra Costituzione, ma la luce per uscire da qualsiasi emergenza.
Per arrivare a questo risultato occorre umanizzare l’immigrazione, rivedere il piano internazionale, le politiche economiche che hanno messo in ginocchio i Paesi del Terzo Mondo e che continuano a impoverire la pianeta: l’Africa in prima fila con le sue malattie, la fame che continua a far registrare una percentuale elevatissima di mortalità infantile. La conseguenza non può essere che l’immigrazione, popoli che sfuggono come uccelli alla ricerca di un tetto per salvarsi dalla povertà, dalle guerre e dalla disperazione. Umanizziamo l’immigrazione, per controllare meglio i flussi migratori, cancellare le distorsioni economiche e sociali nel mondo, favorire l’integrazione facendo rispettare le leggi del nostro Paese e dare a ogni cittadino la possibilità di costruirsi e di costruire il suo cammino per il bene della collettività.

Foto di Funky64

Comments

Concordo totalmente

Concordo
totalmente d'accordo. Tidiane Gaye ci permette di capire pienamente i motivi dell'immigrazione, celati da titoli di giornale in grasseto; chi viene nel nostro Paese non lo fa per negare i simboli della nostra cultura e civiltà nè tantomeno per fini illeciti ma per lavoro oppure per sfuggire a situazoni di guerra. I telegiornali parlano solo delle guerre in Medio Oriente, in Iraq o Afghanistan non di ciò che succede in Somalia, Etiopia, Sudan e Darfur, Stati in continua guerra. Penso che visto che l'opinione pubblica si forma soprattutto attraverso la tv sarebbe giusto raccontare tutto, saremmo più pronti ad accogliere.

Gentile Giornalista, può

Gentile Giornalista, può ascoltare la mia iniziativa?Penso sia degna d'attenzione!

Gentile Giornalista, Le invio copia della mia lettera che ho già iniziato a far distribuire nel mio quartiere, la Foce a Genova. La mia intenzione sarebbe quella di recapitarla, a mie spese ovviamente, ad almeno 150 edifici nel mio quartiere e 6000 appartamenti, per un totale stimato attorno ai circa 10.000 miei concittadini.

Desidero attirare l'attenzione attorno a questa tematica. Può leggerla, per cortesia, ed eventualmente propagandarla? ( se ritiene giusto, ovviamente)

Vede, io investirò, senza ritorno economico, qualche migliaio di euro del mio conto corrente, ma eticamente mi sentirò ricco. Veramente ricco.

Grazie!
Un distinto saluto
Dott.Venzano Alessandro
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Gentile concittadino, sottopongo alla Sua attenzione un mio piccolo pensiero che ho inviato al Presidente del Consiglio. On Silvio Berlusconi. Non chiedo alcunché, non mi interessa la politica litigiosa, non ho alcun secondo fine, se non quello di voler bene alle persone, soprattutto a quelle in difficoltà. Le chiedo solamente di leggerlo, e fermarsi un attimo a riflettere. Grazie!
Dott.Venzano Alessandro - Un concittadino del Suo quartiere. E mail: avenzano@tiscali.it
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Gentile Presidente del Consiglio,
Si è mai recato al Padiglione n° 4 dell’Ospedale Giannina Gaslini di Genova?
Io si.
Vi ho soggiornato per cinque giorni, dal 16 al 20 novembre 2009. Mio figlio è stato ricoverato per un check up completo, precedentemente programmato, al fine di capire il perche del ritardo del linguaggio.
Il responso è stato assai tranquillizzante e il futuro è, almeno per la nostra famiglia, sicuramente sereno. Ma non è questo il punto.
Il Padiglione n° 4 reca, all’ingresso, la dicitura “ U.O Neuropsichiatria Infantile”. Già da ciò si può intuire la complessità della tematica che ci troviamo di fronte, la delicatezza della situazione che coinvolge l’amigdala delle persone, fino alla radice.
Come sicuramente Lei saprà, l’Istituto G.Gaslini rappresenta il fiore all’occhiello nel panorama dell’ospedalizzazione infantile italiana e, personalmente, m’inorgoglisce come genovese. Una struttura d’eccellenza ed un Reparto all’interno del quale operano, con grandissima professionalità e notevole senso d’umanità, dirigenti medici attenti, consulenti esterni precisi ed infermieri disponibili. Lo posso affermare a ragion veduta, considerato che ho vissuto un esperienza, anche notturna, breve dal punto di vista temporale ma intensa dal punto di vista emotivo.
Piccoli pazienti da tutta Italia e genitori al seguito, con il loro carico di speranze, piccole tensioni, stanchezza, serenità ma comunque, mi creda, tanta dignità comportamentale, anche nei casi più disperati, situazioni neurologiche estreme, senza, probabilmente, soluzione.
Futuro già segnato, almeno in alcuni casi. Ma comunque resta un attaccamento commovente di madri premurose e care. Maledettamente care. Battiamoci per loro, per favore. Se lo meritano.
Coppie da Brindisi, da Foggia. Madri da Palermo, Enna. Padri da Latina e da fuori Italia: Tirana, Tunisi. Coppie di maghrebini mussulmani con figli malati al seguito. Tutti assieme a giocare nella graziosa Sala giochi, con premurose insegnanti ed educatrici e alla presenza di AVO disponibili e gentili.
Papà stanchi, a volte con la schiena indolenzita poiché il letto del vicino Istituto delle Suore non è come quello di casa. Ma non sono certamente questi i problemi di esseri umani che, a volte, hanno gli occhi arrossati per il pianto appena consumato o dignitosamente trattenuto: per un esito sconfortante di un esame specifico al proprio figlio in difficoltà.
Tutto in un ambiente che è, e comunque si sforza, di rimanere sereno. Nonostante tutto. Nonostante i problemi, le differenze culturali. Una riprova che la società multiculturale esiste. Per fortuna.
Le risparmio la casistica delle situazioni, non desidero turbarle il sonno. Inoltre, rispettiamo la privacy della sofferenza, ma al contempo sfondiamo il muro dell’indifferenza
Le chiedo, con grande serenità, solamente una cosa:
Parli con il suo Ministro, l’Onorevole Scajola. Gli dica di rinunciare ad almeno una delle Centrali Nucleari in via di programmazione e di utilizzare preziose risorse al fine di costruire celermente altri poli d’eccellenza infantile in Italia. Almeno uno in ogni Regione o quantomeno uno per il sud ed uno per il Centro Italia.
Risparmi faticosi e costosi viaggi della speranza a genitori con il morale a terra. Risparmi piccole tensioni a coppie che non riescono a trovare adeguata sistemazione nei pressi dell’Ospedale sopracitato.
Vede, egregio Presidente, io abito in Via Casaregis, a pochi chilometri dall’Istituto in questione, è per me è stato assai semplice. Tutto quanto. Agevolato, tranquillizzato, con le spalle coperte, come si suol dire. Ma sono un pochino agitato per coloro che hanno avuto responsi gravi. Il peso della coscienza mi obbliga a lottare civilmente per coloro che, probabilmente, stanno subendo una sconfitta irrimediabile, anche se per fortuna, ovviamente, vi sono anche notizie positive e confortanti, per molti genitori sollevati da timori e dubbi.
Potrei chiudere un occhio e pensare a me stesso ed alla mia squadra rossoblu del cuore.
Ma non posso pensare, ed accettare, che l’opinione pubblica locale e le Istituzioni si concentrino sulla costruzione di nuovi Stadi per il calcio, piuttosto che riflettere ed agire al fine di aiutare persone che, mi creda, non desiderano essere aiutate. Solamente comprese. Non capisco, inoltre, l’indifferenza delle persone, anche se in parte la giustifico, questa è la società. Purtroppo.
Ma non posso pensare, ed accettare, che si costruiscano ponti sullo Stretto. O meglio, prima occupiamoci delle fondamenta e poi eventualmente concentriamoci sull’attico del Palazzo della Vita. Senza polemica, per carità. Senza pregiudizi di carattere politico, lontani dal mio modus vivendi.
Comunichi al Ministro On.Scajola che, per quanto mi riguarda, sarei disponibile a pagare qualche decina di euro in più per il riscaldamento del mio appartamento, e sapere che molte persone (quindi coscienze ed anime, non solamente codici fiscali) abbiano la possibilità di avere molti più tifosi (parenti in primis) vicino nella partita più importante: il futuro dei propri figli, che non sono certamente figli di un Dio minore.

Mi ritiro temporaneamente nel mio silenzio, con un cuore piccolo piccolo, per aver assistito a situazioni tristi, assai tristi, anche se l’umanità respirata in quel Reparto mi ha aiutato. Ad essere ancor meno egoista. Ma, mi creda, lottiamo per loro. Lo dobbiamo intimamente anche alla nostra coscienza.
E’ uno dei modi per comparire con dignità, di fronte al giudizio dell’eternità.
A prescindere dalle nostre ideologie e dai nostri credo.
Un sentito grazie per l’attenzione, davvero.
Distinti saluti
Il Papà di Davide Venzano ( Vostro concittadino della Foce)

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