Stupri: italiani colpevoli come gli immigrati
Daniela Fantini, ginecologa cofondatrice nel 1966 del CEMP, primo consultorio privato laico aperto a Milano, e collaboratrice da oltre 15 anni del Soccorso Violenze Sessuali e Domestiche, svela la reale situazione della violenza alle donne, sfatando tanti luoghi comuni.
Pensavamo che la violenza per strada, perpetrata da sconosciuti, fosse la vera emergenza sociale.
Sbagliato. I dati dimostrano che la vera emergenza sociale riguarda le coppie. Quelle sposate, quelle di fatto, quelle più o meno occasionali, ma comunque con una relazione in corso o passata. Sono i partner, gli ex o comunque persone conosciute (familiari e non) ad esercitare violenza sessuale, fisica, psicologica, nonché economica nei confronti delle partner, di cui spesso i figli sono testimoni. Che dire? Pensavamo di vivere in un Paese civile, in cui le donne si fossero emancipate e avesse ottenuto maggiore rispetto in ogni ambito? Beh, non è così.
Pensavamo che ci fossero differenze tra gli italiani e gli immigrati.
Sbagliato. Le violenze domestiche avvengono allo stesso modo e nelle stesse proporzioni tra italiani e altre etnie. Nel 2011, su 237 violenze domestiche (su un totale di 577 violenze sessuali accertate) avvenute a Milano, circa metà sono imputate a uomini italiani, che hanno usato violenza sulle loro donne e l’altra metà a uomini stranieri che hanno usato violenza sulle loro donne. Non c’è commistione tra le varie etnie. La differenza è che, in media, le donne italiane denunciano di più delle straniere. Ma risulta comunque evidente la mancanza di un’educazione al rispetto del corpo della donna, che andrebbe costruita sin dagli asili.
Pensavamo che fossero più frequenti i casi di violenza in situazioni di disagio sociale ed economico.
Sbagliato. Operai e avvocati violentano allo stesso modo. Non sono le situazioni socio-economico, né tanto meno il livello di istruzione a fare la differenza. Piuttosto, la qualità del rapporto di coppia. Le violenze scaturiscono, ad esempio, da relazioni simbiotiche, di dipendenza, di convinzione di superiorità dell’uomo nei confronti della donna. C’ è un dato che fa riflettere: tra le vittime di violenza domestica prevalgono donne in stato di disoccupazione e, subito dopo, occupate come colf. Posizioni evidentemente percepite come deboli dai soggetti maschili, che in qualche modo si sentono autorizzati ad abusarne.
E poi…
E, poi, tutto il resto ce lo racconta in prima persona Daniela Fantini, il cui impegno professionale inizia nel 1966 con l’avvio del Consultorio CEMP - nato ben prima dell’approvazione della legge 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza e autorizzato dalla Regione Lombardia solo nel 1981 - oggi presieduto con orgoglio da Lella Costa. E prosegue lavorando per un consultorio pubblico della periferia milanese e per il Soccorso Violenze Sessuali e Domestiche, presso la Clinica Mangiagalli di Milano, un caso unico di eccellenza in Italia e nel resto d’Europa.
POST CORRELATI:
Vertice G20. Donne dimenticate>>
Discriminazione di genere, un problema ancora reale>>



Commenti
Gentile Signora Fantini,
Gentile Signora Fantini,
secondo lei se il 6% di immigrati compie il 50% delle violenze, non indica una maggiore predisposizione rispetto agli italiani?
Le sembra giusto parlare di un problema così grave posponendo la necessità di risolverlo alla necessità puramente ideologica di non parlar male di quelle brave personcine degli immigrati violenti?
SI VERGOGNI!